mercoledì 29 maggio 2013

Michael Chang mette sotto il Roland Garros

Michael Chang compie l'impossibile al Roland Garros
Incoscienza, crampi, banane e soprattutto testa. All’88° edizione del Roland Garros il diciassette Michael Chang rimontò l'invincibile Ivan Lendl.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter - web writer

Per chi il tennis non lo segue più come una volta, un po’ per altri interessi, un po’ perché molte lune fa c'era molto più tempo da dedicare all’ozio, la memoria (supportata dal web) è la sola molla rimasta per confrontarsi con la narrazione. E in questo infinito bacino di colpi e partite, un posto indelebile lo occuperà sempre e comunque l’impresa di un diciassette americano di origine taiwanese. Il suo nome è Michael Chang.

È il maggio 1989. Chang si presenta al Roland Garros come testa di serie n. 15. Nella migliore delle ipotesi dovrebbe raggiungere gli Ottavi di finale dove incontrerebbe il numero 1 del mondo, il possente Ivan Lendl, deciso a cogliere il quarto successo sulla terra rossa parigina dopo le affermazioni nel 1984 e nel biennio 86-87. 

Il campione cecoslovacco (poi naturalizzato americano) aveva passato i primi tre turni demolendo sempre in tre set il tedesco Kühnen, l’americano Rostagno e l’australiano Cahill. La linea inizialmente non cambia contro il giovane Michael. I primi due set vanno secondo copione (un doppio 64), poi la storia del tennis regala qualcosa d’inaspettato. Una rimonta. Impensabile. Impossibile visti i crampi di cui soffre. Quasi silenziosa a tratti. Poi a un certo punto accade l’inimmaginabile. 

Sotto 15-30, Chang non lancia la palla sopra la testa ma la fa cadere tirando un colpo da sotto, una sorta di dritto al volo. L’inaspettata facilità del servizio spinge Ivan a prendere la rete (di cui non è un esperto) ma Chang lo fulmina prontamente con un passante lungolinea suscitando l’inequivocabile gesto di Lendl che toccandosi la testa col dito sembra dire, questo è matto. Il pubblico parigino esplode. Amante dei geni e della creatività applaude all’inverosimile con un tifoso riccioluto immortalato dalle telecamere che letteralmente non si trattiene. Prima in stile – non ci posso credere – poi collassando ancora dalle risate nell’atto di mimare il gesto appena visto.

Ma non è finita. Colpo dopo colpo Chang piega il “robot” Lendl con la testa, esattamente come aveva fatto il suo avversario in occasione della sua prima affermazione sulla terra parigina quando (in finale) fu lui a rimontare da due seta zero contro l’irascibile John McEnroe.

Il giovane tennista arriva al doppio match-point su servizio dell’avversario. Ivan cicca la prima. Michael allora avanza e si mette a pochi centimetri dalla linea del quadrante della battuta. Una follia? Si. Se la palla dovesse entrare nemmeno la vedrebbe ma allo stesso tempo mette pressione a un Lendl ormai in balia degli eventi e infatti protesta (inutilmente) sbigottito. Il servizio sbatte sul nastro ed esce. Chang crolla per terra per la stanchezza e la gioia.

Il tennis mondiale ha appena scoperto un nuovo campione o è il classico exploit? Quando un giocatore elimina a sorpresa un big, per la sfida successiva (spesso contro un avversario più debole), il giornalista Rino Tommasi parla di "prova del nove". Michael Chang però non ha alcuna intenzione di fermarsi. 

Ai quarti di finale elimina l'haitiano Ronald Agénor e sempre in quattro set in semifinale fa secco il possente sovietico Andrej Cesnokov (killer di Wilander). In finale incrocia la racchetta con lo svedese Stefan Edberg, certamente non sulla sua superfice preferita ma già affermato campione e trionfatore due volte (1985-87) sull’erba dell’Australian Open e nel 1988 su quella londinese di Wimbledon. La finale iniziò con un ace di Chang e si concluse al 5° set con il suo trionfo per 61 36 46 64 62.

Nonostante il raggiungimento della 2° posizione del ranking ATP (conquistata il 9 settembre 1996), il Roland Garros 1989 resterà la sola vittoria in una prova del Grande Slam per Michael Chang, capace comunque di centrare altre tre finali. Nel 1995 si ripresentò all’appuntamento parigino ma venne spazzato via in tre set dalla furia dell’austriaco Thomas Muster, mentre a fine stagione s'inchinò a Boris Becker nell'ultmo atto delle ATP Finals di Francoforte . L’anno successivo, prima Becker all'Australian Open, poi Pete Sampras a New York agli US Open gli negarono la gioia di un nuovo successo.


Ivan Lendl e Michael Chang a Parigi - copyright Roland Garros

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