mercoledì 30 ottobre 2013

Fed Cup 2013, dilettanti allo sbaraglio

Il trofeo della Fed Cup © Paul Zimmer
Affermate campionesse contro tenniste da qualificazioni. La finale 2013 di Fed Cup tra Italia e Russia è al limite del ridicolo.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Gl’ingredienti per una sfida d’alto rango ci sarebbero stati tutti. Invece no, la finale di Fed Cup 2013 sarà ricordata come una delle più assurde della manifestazione, e non certo per mancanza di atlete di livello. Sulla terra rossa di Cagliari le affermate campionesse italiane se la vedranno contro modeste dilettanti.

Che qualcosa stesse girando in modo insolito lo si doveva capire fin dalla scelta, a dir poco folle, della sede per il match, ossia Cagliari. Un luogo non esattamente facile da raggiungere né per il pubblico italiano né per quello ospite. Non di meno la capienza della struttura è inferiore ad altre presenti nel Belpaese.

La Russia non pecca certo di tenniste a cominciare dalla super-campionessa Maria Sharapova (4) Quindi Maria Kirilenko (18), Svetlana Kuznetsova (21), Ekaterina Makarova (24), Elena Vesnina (25), Anastaia Pavlyuchenkova (26), Nadia Petrova (105), Vera Dushevina (120), Olga Puchkova (128) e ce ne sarebbero ancora molte. Superando poi la coppia italiana Vinci/Errani , il duo Vesnina/Makarova è reduce dalla finale al Teb Bnp Paribas Wta Championships di Istanbul.

La squadra azzurra è composta da Sara Errani (n. 7 Wta), Roberta Vinci (13), Flavia Pennetta (31) e Karin Knapp (41), senza dimenticarsi che Errani & Vinci sono le numero 1 del mondo di Doppio. Dall’altra parte del campo capitan Shamil Tarpischev risponde con Alexandra Panova (n. 136 Wta), Alisa Kleybanova (n. 183), Irina Khromancheva (n. 236) e Margarita Gasparyan (308).

Per una ragione o per l’altra, nessuna delle prime 11 tenniste russe ha risposto alla chiamata.

Incamerata la decisione delle colleghe aldilà dei Monti Urali, il risultato è che chiamare “finale” questa sfida di Fed Cup sa di barzelletta. Vedere poi l’enfasi che i media italiani ci stanno dando è a ancor più ridicolo.  Le ragazze guidate da Corrado Barazzutti devono solo vincere 3-0 in scioltezza. La vera esultanza la rimanderei a eventuali successi contro avversarie “un po’” più capaci.

La squadra russa di Fed Cup © Paul Zimmer
La squadra italiana di Fed Cup © Paul Zimmer
La squadra italiana e quella russa di Fed Cup © Paul Zimmer

lunedì 28 ottobre 2013

Keep calm and Williams

Il trionfo di Serena Williams al Teb Bnp Paribas Wta Championships 2013
Invincibile Serena Williams, la numero 1 del mondo. Nella finalissima dei Championships di Istanbul, sotto di un set, ha chiuso 60 al terzo contro la cinese Li Na.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Forte. Fortissima. La più forte di tutte. Serena Williams ha superato se stessa. Nell’ultimo atto del Teb Bnp Paribas Wta Championship di Istanbul ha vinto a modo suo. Soffrendo senza darlo a vedere, e dominando. Recuperando un set di svantaggio perso 62. Alla faccia di chi pensa che dia il meglio di sé solo in due set.

È stato un trionfale crescendo. La chiave di svolta, il primo game del secondo set quando Li Na era lanciata e decisa. Serena aveva ancora il motore balbettante. Un game lungo, alla fine conquistato dalla tennista americana. Poi in scia ottiene break e servizio. Serena vola 3-0 ma Li Na recupera fino al 3 pari. A quel punto ti aspetti il sorpasso e invece è la fine. Serena Williams divora la sua avversaria conquistando nove game consecutivi.

Serena si spiega, non si spezza... e vince"
Mai una smorfia di dolore. Mai un accenno di gioia per un punto conquistato. Solo qualche ringhioso com’on quando è ora di staccare. Il suo volto è impenetrabile. Concentrazione all’inverosimile. Non è solo per i muscoli che è stata ribattezzata “Tyson”. Il suo sguardo ricorda il celebre pugile americano.

Sebbene chiusa in due set, è stata molto combattuta la finale di doppio con la coppia cino-taiwanese Peng/Hsieh che si è imposta per 64 75 sulle russe Makarova/Vesnina, prime asiatiche dunque a vincere i Championships di doppio. Avvincente il duello tra Vesnina e Hsieh, che hanno continuato a spararsi sberle-volee addosso, con la russa decisamente più fallosa delle altre colleghe.

Ecaterina Macarova ed Helena Vesnina in azione
Cala il sipario a Istanbul con le migliori tenniste e ci si rivede a partire da lunedì 4 novembre a Londra per il Barclays ATP World Tour Finals, con in parallelo anche il Champions Tour, il torneo delle leggende della racchetta.

Peng/Hsieh (sopra) vs. Vesnina/Makarova (sotto)
le regine WTA 2013 di Istanbul: Shuai Peng e Su-Wei Hsieh

(da sx) Ecaterina Macarova, Helena Vesnina, Shuai Peng e Su-Wei Hsieh
Serena Williams contro Li Na in finale

Serena Williams e Li Na
il trionfo di Serena Williams

domenica 27 ottobre 2013

La caduta delle Chicas

i volti abbattuti di Sara Errani e Roberta Vinci
Seconda partecipazione consecutiva al Masters di Istanbul e seconda cocente delusione per le Chicas azzurre Sara Errani e Roberta Vinci.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Avevano la vittoria in tasca. La finale a un passo (due game). Le loro avversarie Ekaterina Macarova ed Helena Vesnina in palese difficoltà. Le hanno lasciate rientrare in partita. Quando era il momento di affondare, hanno azzerato la grinta e le due tenniste russe non si sono fatte sfuggire l’occasione. Hanno preso sempre più confidenza con la palla. Colpendo preciso e potente. Da fondocampo e a rete. Inevitabile epilogo e ko azzurro per le numero 1 del mondo Sara Errani e Roberta Vinci.

E. Macarova ed H. Vesnina
A dispetto di quanto viene decantato dalla telecronaca di parte, l’annata di Errani e Vinci non è stata all’altezza del 2012. Avevano cominciato alla grande vincendo gli Australian Open, ripetendosi poi nel mese di febbraio a Parigi e Doha. Poi nessuna affermazione. Due finali perse. Contro la coppia cino-taiwanese Peng Shuai/Hsieh Su-Wei a Roma e di seguito al Roland Garros proprio contro Makarova e Vesnina. Poi nulla.

Tutti i loro limiti, psicologici in primis, sono emersi nella seconda metà del secondo set della semifinale del Teb Bnp Paribas Wta Championshis di Istanbul contro Makarova/Vesnina.

Quanto già era emerso agli US Open per Sara Errani (vertigini da piani alti), è tornato a presentarsi al Masters di doppio in Turchia, regalando di fatto la vittoria a una coppia non certo imbattibile, che al contrario verrebbe polverizzata dalle sorelle Williams fossero in grado di giocare con costanza.

Roberta Vinci è una delle migliori interpreti di volo. Talvolta commette errore grossolani. Sara Errani è un mastino da fondocampo. La loro alchimia di gioco e tecnica le ha portate lontano. Molto lontano. Ciò non toglie che ieri sera abbiano buttato al vento un match che sembrava già vinto. E per la seconda volta consecutiva hanno abdicato alla finalissima dei Championships da numere 1. Chissà se ci sarà una terza chance.

la coppia russa Ecaterina Macarova ed Helena Vesnina

I risultati delle semifinali  di doppio
  • (4) Makarova/Vesnina (RUS/RUS) d. (1) Errani/Vinci (ITA/ITA) 46 75 103
  • (2) Hsieh/Peng (TPE/CHN) d. Petrova/Srebotnik (RUS/SLO) 76(5) 62

I risultati delle semifinali di singolare

  • (1) Serena Williams (USA) d. (7) Jelena Jankovic (SRB) 64 26 64
  • (4) Li Na (CHN) d. (5) Petra Kvitova (CZE) 64 62

Oggi, domenica 27 ottobre, ultimo atto al Teb Bnp Paribas Wta Championshoips di Istabul. Si comincia alle 13.30 (ora itliana) con la finale di doppio tra Makarova/Vesnina (RUS/RUS) e Hsieh/Peng (TPE/CHN), quindi a seguire la finalissima di singolare tra la cinese Li Na e la numero 1 del mondo Serena Williams.

la tennista cinese Li Na
la tennista americana Serena Williams

sabato 26 ottobre 2013

L’unico e il solo Roger Federer

Roger Federer © Getty Images
Serena Williams domina, Roger Federer incanta. L’ex-numero 1 del mondo approda alle semifinali del torneo indoor di Basilea con l’ennesima prova di raffinato autore.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Roger Federer © Getty Images
Colpi di qualità da tutte le parti del campo. Il vecchio Roger Express non è più il leader della classifica ATP ma le sue 17 prove del Grande Slam conquistate riemergono nei colpi che lascia partire. Il rampante bulgaro Grigor Dimitrov era avanti 53 con Federer 0-40 al servizio. Il campione svizzero è salito fino a 65 prima di chiudere la pratica tiebreak e guadagnarsi un posto alle semifinali dell’ATP 500 Swiss Indoor Basel.

Oggi intanto è tempo di semifinali di singolare e doppio al Teb Bnp Paribas WTA Championships di Istanbul. Il programma prevede: 

• Nadia Petrova/Katarina Srebotnik vs. Su-Wei Hsieh/Shuai Peng   
•  Na Li vs. Petra Kvitova
Serena Williams vs Jelena Jankovic
• Sara Errani / Roberta Vinci (ITA / ITA) V Ekaterina Makarova / Elena Vesnina

Roger Federer © PHOTOPRESS/Kurt Schorrer

venerdì 25 ottobre 2013

Serena Williams le schiaccia tutte

Serena Williams © Getty Images
Non esiste tattica muscolare vincente contro la numero 1 del mondo WTA. Care tenniste, forse sarebbe il caso che imparaste a giocare a rete se volete provare a battere Serena Williams.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Ormai non ci sono più aggettivi per descrivere la potenza devastante della numero 1 del mondo del circuito WTA, l’americana Serena Williams. Le sue avversarie devono giocare punti impossibili per pensare di metterla in difficoltà e ottenere un sudato 15. Mai un sorriso. Mai una smorfia. Una macchina programmata per vincere nel più breve tempo possibile.

Giocare oggi contro Serena Williams è quasi avvilente. La sola cosa che può sperare un’avversaria è un suo calo di forma o di concentrazione. Nessuna tira come lei. Nessuna batte come lei. Nel match di ieri, al Teb Bnp Paribas WYA Championships di Istanbul contro la mancina ceca Petra Kvitova, ha perfino quasi fatto il game perfetto, servendo tre ace e una prima palla vincente, sfiorano i 200 km/h.

Agnieszka Radwanska © Getty Images
Ma se Serena vince in modo così disarmante c’è anche un’altra ragione. Nel tennis femminile (come in quello maschile) non esistono varianti alla potenza. E quando arriva qualcuna che la sa imprimere a ogni palla (servizio incluso), inevitabilmente si scivola nel non match. Non c’è più partita.

E ci sono poi le altre.

Prestazione a dir poco inaccettabile quella della numero 4 del mondo (?), la polacca Agnieszka Radwanska, venuta in Turchia evidentemente per dedicarsi a tutto fuorché al tennis. Tre match e altrettante sconfitte senza mai vincere un set. Nella sua ultima partita di ieri contro la tedesca Angelique Kerber, ha rimediato un doppio 62. Il suo atteggiamento è stato a dir poco irritante nel modo di (non) giocare.

Angelique Kerber © Getty Images
Oggi intanto, a partire dalle h. 16 italiane, si disputano le ultime sfide dei gironi eliminatori:
  • Victoria Azarenka vs Li Na
  • Petra Kvitova vs. Angelique Kerber 
  • Sara Errani vs. Jelena Jankovic
Chi sfiderà dunque Serena Williams in finale? La cinese Li Na tira potente ma è fallosa. Victoria Azarenka non  è detto si qualifichi per le semifinali e la Kerber è un peso medio rispetto ai muscoli di Serena.

Si potrebbe assistere al revival della sfida contro Petra Kvitova, che ha racimolato appena 5 game nel match del giovedìì contro Serena. Ma come si fa a scendere in campo sapendo che la tua unica strategia è perdente? Auguri fanciulle. E voi allenatori, iniziare a insegnare qualcosa d’altro oltre a presidiare la linea di fondocampo.

Petra Kvitova© Getty Images

giovedì 24 ottobre 2013

Sara Errani e la gigante Serena Williams

Serena Williams a Istanbul
Storie opposte di Masters. Sara Errani, due sconfitte e zero set conquistati in 2 partite. Serena Williams, due vittorie e zero set persi in altrettanti match.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Nella seconda giornata del Teb Bnp Paribas Championships di Istanbul, destini opposti per la numero 1 al mondo di singolare, Serena Williams, e la n. 7 nonché leader della classifica di doppio, Sara Errani. La potente americana è a punteggio pieno: su due incontri, altrettanti successi, 4 set vinti e zero concessi. Tutto l’opposto per l’italiana, prossimamente impegnata nella finale di Fed Cup a Cagliari contro la Russia.

Dopo la sconfitta patita contro la bielorussa Victoria Azarenka (a sua volta piegata ieri 64 63 dalla serba Jelena Jankovic), in parte viziata da un infortunio, Sara Errani è subito tornata in campo contro Li Na. La potente cinese, regina del Roland Garros 2011, ha chiuso in due set la partita. Sebbene il gioco della destrorsa italiana sia di gran lunga più variabile, la sensazione è che aldilà della posizione di classifica, ci siano certi limiti insormontabili.

la tennista cinese Li Na piega Sara Errani 63 76

Con le top player al meglio, Sara Errani non potrà mai davvero competere fin sul tetto di uno Slam o della classifica. Troppo forte fisicamente la schiera di erinni dell’Est, senza contare poi maciste Williams. Il suo rientro nel circuito WTA dopo l’infortunio al piede e l’embolia polmonare, potrebbe essere paragonato solo a quello di Michael Jordan nel basket.

Michael Jordan
Se il più grande cestista di tutti i tempi dopo il ritiro conquistò tre titoli NBA consecutivi con i Chicago Bulls, appena tre anni fa Serena Williams era fuori dalle prime 100 della classifica WTA e si paventava il ritiro.

Ha smentito tutto e tutti. Nel biennio 2012-13 ha conquistato 4 prove del Grande Slam: Roland Garros, Wimbledon e due volte gli US Open. A chiusura dell'anno 2012 poi, ha vinto in modo imbarazzante (per manifesta superiorità) il Wta Tour Championships di Istanbul.

Quando c’è un torneo e c’è Serena Williams, si guarda subito nell’altra metà del tabellone per capire chi potrebbe essere la sua antagonista in finale. Sara Errani è alla 2° partecipazione consecutiva ai Championships di fine anno. Dopo un 2012 da urlo, nel 2013 è andata in netto calo. Il prossimo 29 aprile la tennista bolognese compirà 27 anni. Oltre alle già affermate, sono in arrivo nuove rampanti. La strada è sempre più in salita.

Oggi intanto, 3° giornata ai Masters turchi. I riflettori si accenderanno per le sfide tra Jankovic e Na Li. A seguire Kerber vs. Radwanska e di sera, il big match tra Serena Williams e la ceca Petra Kvitova.

Si gioca al Teb Bnp Paribas Championships di Istanbul

mercoledì 23 ottobre 2013

La furia Kvitova

la mancina Petra Kvitova
Bordate col diritto. Accelerazioni di rovescio. Aggressiva fin dalla risposta. Urla di grinta una volta sparati missili incrociati. Bentornata furia Kvitova.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Potenza e velocità. Concentrata e attaccante. Petra Kvitova ha impressionato nel primo match del Red Group al TEB BNP Paribas WTA Championships di Istanbul (22-27 ottobre).

Ma dove si era nascosta la mancina di Bilovec classe ’90, Petra Kvitova? Aveva concluso il 2011 da n. 2 del mondo trionfando a Wimbledon e dominando il Wta Tour Championships di Istanbul. Poi un prematuro calo di risultati, forse la maggior pressione addosso e il rientro devastante di Serena Williams e la maggior tonicità di Maria Sharapova e Victoria Azarenka ne hanno minato la condizione e il rendimento.

Una doppia annata (2012-13) che ha portato in dote alla Kvitova appena 4 tornei e una Fed Cup nel 2012 con due sole semifinali Slam su otto partecipazioni (Australian Open e Roland Garros '12). Un bottino davvero magro per una giocatrice che veniva designata come nuova regina WTA.

la tennista ceca Petra Kvitova
Ora siamo al rush finale. Petra Kvitova si qualifica per il Masters femminile da n. 6 al mondo. Viene collocata nel Gruppo Rosso in compagnia della polacca Agnieszka Radwanska, la tedesca Angelique Kerber e la numero 1 del mondo, l’americana Serena Williams. Non è  certo la favorita. Nel primo match contro la Radwanska è devastante. Un’autentica furia ceca.

Spara bordate da ogni lato del campo. Agnieszka al contrario si limita a ribattere la palla di là (come sia numero 4 del mondo, per me è un mistero) e fare qualche smorzata tanto per variare l’aggressività dell’avversaria. Finisce 64 64 per Petra ma la superiorità della tennista ceca è stata di gran lunga superiore di quanto non dica il punteggio.

Prossimo match contro la teutonica (già sconfitta da Serena 63 61). La furia Kvitova potrebbe dunque arrivare a sfidare l’indiscussa leader della classifica con la qualificazione alle semifinali già in tasca. Ma una cosa è certa. Continuasse così, saranno dolori per tutte. Williams inclusa.

Bentornata Petra Kvitova.

Istanbul - TEB BNP Paribas WTA Championships, Petra Kvitova al servizio
Istanbul - TEB BNP Paribas WTA Championships, Petra Kvitova avanza e colpisce

giovedì 10 ottobre 2013

Annulliamo l’ATP Finals e il WTA Championships 2013

da sx: Nadal, Williams, Djokovic, Azarenka
Che senso ha far disputare il WTA Tour Championships e l’ATP World Tour Finals? Vincono sempre loro. Facciamo allora giocare Rafael Nadal contro Serena Williams e Victoria Azarenka contro Novak Djokovic.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

"Vittoria a tavolino ai Masters per i primi della classifica per manifesta superiorità". Provocazione giornalistica o qualcosa di follemente-realmente ipotizzabile? A ben guardare l’attuale (deludente) stagione tennistica, c’è ben poco da ironizzare nel circuito ATP e WTA.

Se si esclude il trionfale exploit di Marion Bartoli nel torneo di Wimbledon, favorito comunque da ritiri eccellenti e inspiegabili uscite precoci dal torneo, tanto nel circuito maschile quanto in quello femminile non vi è stata alcuna impresa eclatante ma solo la “dittatoriale” conferma che i numeri 1 si sono ulteriormente migliorati e tutti gli altri hanno fallito.

lo scozzese Andy Murray s'impone a Wimbledon
Nessuno vuole sminuire le imprese dei top player, ma è innegabile che dalla 4° posizione in poi delle rispettive classifiche, il solco tracciato sia attualmente invalicabile.

Agli Australian Open si è confermato per la 3° volta consecutiva Novak Djokovic (finale contro Andy Murray). A Parigi è stata la volta del recordman Rafael Nadal che ha alzato il trofeo del Roland Garros per l’ottava volta su nove edizioni. Sull’erba londinese di Wimbledon, revival dell’ultimo atto australiano con vittoria però del suddito Andy di Sua Maestà, in una delle finali più noiose che si ricordi e il gioco a rete tragicamente "desaparecido". Infine la degna conclusione dell’anno 2013. Gli US Open, contesi tra Nadal e Djokovic (e chi se no), con il successo in quattro set per lo spagnolo, oggi fresco neo-numero 1 del mondo.

Basterebbero solo questi pochi dati, senza entrare nemmeno nei dettagli del gioco sul campo, per suggerire a tutta la ciurma inseguitrice di rivedersi e/o cambiare strategie.

Lo spagnolo David Ferrer, da migliore dei secondi qual è, è stato l’unico capace d’infilarsi nel riservatissimo club dei finalisti 2013 nelle prove del Grande Slam, salvo poi rimediare una batosta (36 26 36) dal connazionale Nadal che non si è certo lasciato intimorire, ma anzi gli ha fatto ben capire quale fosse il suo posto.

Roger Federer
Di tutti gli altri, dall’argentino Juan Martin Del Potro al sempre più deludente Jo-Wilfried Tsonga, passando per Gasquet, il canadese Raonic e lo svizzero Wawrinka, al massimo qualche successo, lontano comunque anni luce dal far vedere qualcosa di definitivamente concreto.

Discorso a parte per Roger Federer. È scivolato fino alla 7° posizione. Ha vinto un solo torneo nel 2013, sull’erba teutonica di Halle. Come solo gli capitò nel 2011 a partire dal 2002, non ha centrato nemmeno una prova dello Slam. Ma cosa si può chiedere a un uomo che ha incantato con il suo tennis e collezionato 17 titoli Slam?

Se il tennis maschile dunque è solidamente in mano al triumvirato Nadal-Djokovic-Murray con l’ex-dittatore Federer in calo fisiologico (ha 32 anni passati), ancor più preoccupante è la situazione nel tennis femminile dove è stata imposta la legge del 1+2, ossia Serena Williams + la coppia Victoria Azarenka & Maria Sharapova. Dietro di loro, il nulla.

il ciclone americano Serena Williams
Come per il maschile, anche nel tennis in rosa la 4° posizione della classifica è emblematica ed occupata nello specifico dalla più che sopravvalutata tennista polacca Agnieszka Radwanska. Nella recente semifinale del China Open di Beijing è stata ridicolizzata da Serena, che a dispetto del mal di schiena, l’ha polverizzata 62 62 portandola quasi alle lacrime.

Agnieszka, come la stragrande maggioranza delle colleghe, non ha alcuna idea di come contrastare le bordate di Williams, e le sue varianti di gioco non vanno molto oltre qualche improvvisa accelerazione e sporadiche palle corte.

Decisamente sotto tono l’annata di Sara Errani, capace di vincere appena un torneo (e non certo dei più prestigiosi), ma soprattutto mettendo in evidenza limiti tecnici e psicologici che la potrebbero farla scendere di classifica molto velocemente a partire dal 2014. Sterili sussulti anche dell’altalenante mancina ceca Petra Kvitova e poco altro.

Ennesima stagione deludente infine anche per l’ex-numero 1 del mondo Caroline Wozniacki. Nessuna affermazione nel 2013 ma una sola finale, al BNP Paribas Open di Indian Wells, dove ha racimolato appena quattro game contro Maria Sharapova che si è facilmente imposta col punteggio di 62 62.

Annuncio per il 2014: cercasi reali avversari per “quelli là” in cima alla classifica ATP e WTA.

Australian Open 2013 - i vincitori Novak Djokovic e Victoria Azarenka

sabato 5 ottobre 2013

Il grande cinema di McEnroe & Lendl

Lendl e McEnroe si stringono la mano senza neanche guardarsi in faccia
Ogni sport ha sempre avuto due contendenti capaci di far vivere epiche sfide. Negli anni ’80 erano scintille tra gl'intrattabili John McEnroe e Ivan Lendl.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter - web writer

Il cinema ha celebrato molti sport. Pugilato e football americano su tutti. Lo scorso settembre è sbarcato sul grande schermo Rush, diretto da Ron Howard, incentrato sulla epica rivalità tra i piloti di Formula 1, James Hunt e Niki Lauda. Fin da quando ne fu annunciata l'uscita, ho subito immaginato una storia analoga ambientata nel mondo del tennis, disciplina questa praticamente ignorato se si escludono pochi e mal riusciti tentativi, in particolare Wimbledon (2004, di Richard Loncraine), una semi-sdolcinata commedia con protagonisti Paul Bettany e Kirsten Dunst.

Sebbene nel mio bagaglio ci siano le sfide tra Boris Becker e Stefan Edberg, tra gli yankee Andre Agassi e Pete Sampras, le regine Monica Seles e Steffi Graf, fino alle più recenti "spara-siluri" Maria Sharapova e Serena Williams, gli unici due che mi sono apparsi plausibili per un'appassionante storia cinematografica, sono stati proprio quei due intrattabili lì: John McEnroe e Ivan Lendl.

Non si piacevano e non lo nascondevano. Si sono incontrati 36 volte in carriera. 21 vittorie di Ivan, 15 per Mac. La prima volta che incrociarono le racchette avvenne nel 1980, a Milano. Vittoria di John per 63 16 62. L’ultima, dodici anni dopo, nel 1992, a Montreal. Successo di Ivan per 64 62.

Nei testa a testa, le più importanti affermazioni per Lendl arrivarono nell’epica finale del 1984 al Roland Garros dove rimontò l’avversario da due set a zero e chiuse col risultato di 36 26 64 75 75, e l’anno successivo nel 1985 sul cemento degli US Open dove s’impose in tre set 76 63 64. Una sola la finale Slam vinta da John su Ivan, agli US Open del 1984, in modo netto 63 64 61.

Quando le ATP World Tour Finals si chiamavano banalmente Masters e si disputavano sempre a New York, per tre edizioni consecutive la finalissima vide sempre gli stessi due protagonisti. Nel 1982 Lendl s’impose 64 64 62, poi toccò a Mac vincere 63 64 64 nel 1983 e 75 60 64 nel 1984.

Ma alla base di una sceneggiatura non ci possono certo essere solo i numeri. In questo senso una pellicola tra Rafa e Roger sarebbe di una noia mortale. John era (ed è) un distillato di purissimo istinto. Non c’è mai stato un giocatore come lui. Tanto geniale quanto odioso. Sempre pronto a criticare le scelte arbitrali se contro. Sia chiaro, non che Ivan fosse da meno. Ma mentre Mac era più plateale, Lendl era scorbutico nel suo isolamento. Deciso a vincere senza per questo voler/dover sorridere, o ispirare simpatia al pubblico.

A fine dei loro match se avessero potuto, non si sarebbero nemmeno dati la mano. Al giorno d’oggi, in un tennis così desolatamente muscolare, John sarebbe stato considerato un lavativo. Ivan di fatto spianò la strada a una logica di potenza e fisico, dove la classe inevitabilmente soccombe. 

Lendl non era un dotato, anzi. Ma fece dell’impegno e la volontà la sua arma universale che lo portò a essere il numero 1 del mondo, incamerando 94 tornei ATP di cui 8 prove del Grande Slam. Il suo mancato capolavoro fu l’erba di Wimbledon. Sulla sua strada trovò sempre sopraffini specialisti: Jimmy Connors, Mac, Becker, l’australiano Pat Cash. E anche quando decise di puntare tutta la preparazione per imporsi a Londra, migliorando il gioco a rete e mettendosi sotto la guida dell’esperto australiano Tony Roche, nulla poté contro la maestria dello svedese Stefan Edberg, l'ultimo grande interprete del serve &  volley.

C’è poi un altro aspetto interessante della rivalità tra John McEnroe e Ivan Lendl, la Storia. Mac nacque in una base americana della Germania Ovest e crebbe nella città simbolo degli Stati Uniti, New York. Ivan stava dall’altra parte del Muro di Berlino, a Ostrava in Cecoslovacchia. Figli di due sistemi diversi. Due modi di colpire diversi. 

Oggi Ivan è l'allenatore di Andy Murray. John continua a incantare nel Champions Tour dove è il numero 1 al  mondo. Ma qualche sfida tra quei due ricapita ancora. John McEnroe, Ivan Lendl. Due giocatori per una storia. Una grande storia. La Storia del Tennis.  

John McEnroe e Ivan Lendl