sabato 30 novembre 2013

Sergi Bruguera, il nuovo coach di Richard Gasquet

Sergi Bruguera © Roland Garros.com
Riuscirà il bicampione del Roland Garros, lo spagnolo Sergi Bruguera, a portare il francese Richard Gasquet a un successo Slam come ha fatto Lendl con Murray?

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Chi meglio di un ex-campione può far cambiare registro a un atleta affermato ma non vittorioso nei momenti decisivi? Andy Murray continuava a collezionare sconfitte nelle finali Slam. Affidatosi alle cure dell'ex-campione Ivan Lendl, nella sua bacheca oggi si possono ammirare i trofei di Wimbledon, US Open e la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra 2012.

Richard Gasquet è uno dei migliori tennisti del cirucuito ATP. Pratica un tennis frizzante e variegato. Attualmente è numero 9 del mondo. In carriera vanta 10 titoli, 3 dei quali conquistati nel 2013: il Qatar ExxonMobil Open (cemento), l'Open Sud de France di Montpellier (cemento indoor) e il Russia Kremlin Cup di Mosca  (cemento indoor).

Richard Gasquet al servizio
Il talentuoso tennista transalpino originario di Béziers ha brillato raramente nelle prove del Grande Slam. All’Australian Open e Roland Garros non è mai andato oltre il 4° turno. A Wimbledon ha centrato la semifinale nel lontano 2007. Infine agli US Open ha raggiunto solo quest’anno la semifinale, fermato dal futuro vincitore Rafael Nadal.

Sergi Bruguera è uno che i piani alti dell’ATP li conosce bene. È stato numero 3 del mondo (nel 1994). Nel biennio 93-94 ha conquistato per due anni consecutivi il Roland Garros, primo dei quali vincendo da sfavorito contro l’allora numero 1 del mondo, l’americano Jim Courier (oggi capitano della nazionale USA di Coppa Davis), in una tiratissima finale terminata 63 in suo favore al quinto set.

La sua specialità? Arrotare, arrotare e arrotare ancora. Uno dei massimi esponenti del diritto in topspin. Ancora a digiuno di tornei ATP nel 1990, il diciannovenne Sergi Bruguera balzò alle cronache quando eliminò al 1° turno del Roland Garros la testa in serie numero 1, lo svedese Stefan Edberg (l’anno prima finalista), imponendosi nettamente 64 62 61.

La sua corsa nel torneo parigino però sarebbe finita nel match successivo, alla cosiddetta "prova del nove". L’esperto giornalista Rino Tommasi era solito chiamare così il match successivo di un outsider, fresco di successo su di un campione, alla sfida con un avversario più modesto ma con gl’inevitabili occhi puntati.

Bruguera trionfa a Parigi
Sergi fallì contro lo svedese Jonas Svensson che gli recuperò uno svantaggio di due set a zero, chiudendo al quinto con un eloquente 60.

L’anno della consacrazione però sarebbe arrivato poco dopo. Nel 1991 conquistò 3 tornei, secondo dei quali il Monte-Carlo Rolex Masters dove in finale superò il 3 volte vincitore di Wimbeldon, il tedesco Boris Becker col punteggio di 57 64 76 76.

Si qualificò in 3 occasioni per l’ATP World Tour Finals. Nel 1993 a Francoforte rimediò tre sconfitte su altrettanti match del Gruppo Artur Ashe contro Pete Sampras, Stefan Edberg e Goran Ivanisveic. Il fatto viene correttamente riportato su Wikipedia in lingua inglese e in modo errato nell’analogo italiano, capace però di riportare la posizione di classifica esatta (4°) del girone.


L’anno seguente, sempre nella stessa città tedesca, perse contro Andre Agassi nel Red Group, quindi si aggiudicò le sfide contro Michael Chang e il connazionale Alberto Berasategui (contro il quale aveva già giocato e vinto la finale del Roland Garros nello stesso anno). La sua corsa si fermò in semifinale contro Becker dove perse 76 46 16.

Un’ultima apparizione nel 1997 (ad Hannover) dove rimediò due sconfitte contro Michael Chang e lo svedese Jonas Bjorkman. Non disputò il terzo match previsto contro Yevgeny Kafelnikov, causa infortunio. Al suo posto scese in campo l’inglese Tim Henman. Ritiratosi nel 2002, il tennista spagnolo ha poi giocato nel Champions Senior Tour.

il tennista francese Richard Gasquet
In carriera Sergi Bruguera vinse 14 tornei in singolare e 3 in doppio. Curiosità: il primo dei successi in coppia fu nel 1990 ad Ambrugo al fianco del futuro vincitore di 4 prove del grande Slam (2 Australian Open e 2 Roland Garros), l’americano Jim Courier opposti alla coppia tedesca Udo Riglewski e Michael Stich, re di Wimbledon 1991.

Ce la farà dunque Richard Gasquet a scrivere il proprio nome sull'albo dei vincitori di una prova del Grande Slam? L’ultimo a riuscirci fu Yannick Noah nel 1983, superando in finale lo svedese Mats Wilander. Da allora la bandiera transalpina è arrivato all’appuntamento finale solo in altre cinque occasioni, ma sempre sconfitta e con appena un solo set conquistato:

• 1988 Roland Garros: Henry Leconte vs Mats Wilander (57 26 16)
• 1993 US Open: Cedric Pioline vs Pete Sampras (46 46 36)
• 1997 Wimbledon: Cedric Pioline vs Pete Sampras (46 26 46)
• 2001 Australian Open: Arnaud Clément vs Andre Agassi (46 26 26)
• 2008 Australian Open: Jo-Wilfried Tsonga vs. Novak Djokovic (64 46 36 67)

Buon lavoro Sergi Bruguera. Dacci dentro Gasquet, e che il tennis vittorioso sia con te.

venerdì 22 novembre 2013

Un solo giocatore può fare la differenza

il possente argentino Juan Martin Del Potro
Coppa Davis 2014. Anche se "qualcuno" pensa che un solo giocatore non possa fare la differenza, l'Italia è la favorita contro un'Argentina senza Del Potro.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

L’Italia non cambia mai. Il campanilismo regna incontrastato anche nel tennis. Durante la finale 2013 di Coppa Davis tra Serbia e Repubblica Ceca, in telecronaca diretta sul canale SuperTennis ho udito alcune parole dell’ex-tennista milanese Giorgio Galimberti che proprio non mi sono piaciute.

Tema, la sfida di 1° turno di Coppa Davis 2014 tra Argentina e Italia.

Si disquisiva sull’assenza confermata di Juan Martin Del Potro (n. 5 e ATP e vincitore degli US Open 2009) sulla quale Galimberti ha auspicato che in caso di vittoria azzurra, il successo non debba essere sminuito sottolineando che, vedi quanto accaduto alla Kombank Arena di Belgrado, anche un giocatore fortissimo (Djokovic) non fa la differenza.

È indubbio, la finale di Coppa Davis 2013 ha evidenziato questo. In apparenza almeno. Novak Djokjovic ha vinto entrambi i match per tre set a zero. La squadra è stata penalizzata dall’assenza di Tipsarevic e il doppio messo in campo era a dir poco scarso. Ma a fronte dell’evidente superiorità della coppia ceca, perché non tentare l’inserimento di un giocatore capace in singolare di dominare il circuito ATP?

Novak Djokovic, pare, non abbia voluto giocare il doppio. Altri grandissimi la specialità l’hanno giocata eccome, vedi i sopraffini maestri del volo John McEnroe e Stefan Edberg che rispettivamente in coppia con i connazionali Peter Fleming e Anders Järryd hanno scritto pagine di successi in tornei del Grande Slam e Coppa Davis. Lasciando il segno e dimostrando coi fatti quanto la loro presenza fosse in grado di spostare gli equilibri.

Ma se Mac e Stefan erano spesso supportati da giocatori all’altezza, non si può dire lo stesso del tre volte vincitore di Wimbledon, il tedesco Boris Becker (auguri per il 22 novembre), capace di regalare alla Germania, praticamente da solo, la Coppa Davis nel biennio 1988-89. E questo nonostante i modesti compagni di squadra Carl-Uwe SteebEric Jelen Patrik Kühnen.

In entrambe le suddette annate Germania e Svezia si contesero in finale l’Insalatiera. In tutte e due le occasioni Becker fu l’indiscusso protagonista vincendo ogni match.

Nel 1988 in singolare contro Edberg e in doppio con Jelen contro Edberg/Järryd. Nel 1989 ancora contro Edberg, Wilander e sempre in coppia con Jelen contro Järryd/Gunnarsson. Mi pare dunque abbastanza evidente che si, un giocatore può fare la differenza. Ma senza andare a scomodare le glorie del passato, gli stessi Nadal e Federer si sono messi in più di una occasione a disposizione della squadra giocando anche il doppio.

Non va poi dimenticato il fattore mentale che nel tennis conta anche più dell’aspetto atletico. Trovarsi di fronte uno di questi “mostri” anche solo per le gare di singolare può lasciare il segno prima ancora di colpire una palla nel riscaldamento. Sapere infatti che su tre vittorie che certificano il passaggio del turno, due sono già in cassaforte, psicologicamente è una solida base su cui costruire un successo (o una sconfitta).

Non è ovviamente una legge scritta vedi appunto l’epilogo della Davis 2013 ma escluderlo categoricamente solo per portare acqua al proprio mulino, come ha fatto in modo evidente Galimberti, oltre a essere sbagliato è anche diseducativo.

Oggi come oggi l’Argentina è ben poca cosa senza Del Potro, uno dei rarissimi giocatori nel circuito capace di tenere testa e battere i vari Djokovic, Nadal, Murray e Federer. A prescindere dalla superficie, i vari Carlos Berlocq (n. 41 ATP), Juan Monaco (42), Federico Delbonis (55) od Horacio Zeballos (56) che sia, sono più che alla portata degli Azzurri capitanati da Corrado Barazzutti.

Fabio Fognini (16) e Andreas Seppi (25) hanno le doti per vincere e così evitarsi la graticola dello spareggio per restare nel tabellone principale di Coppa Davis. Ma è indubbio che saranno facilitati dall’assenza di Juan Martin Del Potro.

Le grandi vittorie non sono quelle contro mezzi giocatori da 1-2 tornei in carriera. Sono i trionfi contro i campioni di razza e nelle prove del Grande Slam.

Basta con i provincialismi. Basta con le facili glorificazioni. L’Italia maschile di Barazzutti andrà in Argentina per vincere. Punto e basta. Se ci riuscirà, avrà solo fatto il suo dovere di favorita. Quando incontrerà Nadal e Ferrer nella stessa sessione di Davis e uscirà vincitrice dall’arena, allora si prenderà tutto il meritato trionfo e la gloria.

il serbo Novak Djokovic durante la Coppa Davis
Roger Federer in azione in doppio durante un match di Coppa Davis
Niente Coppa Davis quest'anno per l'argentino Del Potro
Davis Cup Final 1989: Stefan Edberg (il 1° a sx) e Boris Becker al centro tra Wilander e Jelen
Andreas Seppi e Fabio Fognini pronti per la Coppa Davis 2014

lunedì 18 novembre 2013

Coppa Davis 2013, Cechi di gloria

La gioia di Radek Stepanek e il capitano Vladimir Safarink © Paul Zimmer/Srdjan Stevanov

Storico bis della Repubblica Ceca in Coppa Davis. Inutili le due vittorie dell'ATP World Tour Final Champion, Novak Djokovic.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Vincere la Coppa Davis è sempre un’impresa. Conquistarla per due anni consecutivi lo è ancora di più, a maggior ragione se i giocatori in campo non sono esattamente dei Signori Slam.

Nel 2013 dunque, ad alzare in cielo l’insalatiera (come viene scherzosamente chiamato per la sua forma il trofeo del torneo a squadre di tennis maschile) è stata la Repubblica Ceca, che ha superato in finale la Serbia a Belgrado.

Serbia contro Repubblica Ceca. Per le giovani leve sarà la normalità, ma per chi è nato con il Muro di Berlino ancora in piedi, fa di sicuro un certo effetto. Fino a meno di 25 anni fa avremmo parlato di Iugoslavia vs Cecoslovacchia. Oggi invece rivoluzioni e guerre fratricide hanno ridisegnato la geografia europea. 

Come nell’edizione 2012, l’eroe della finale è stato lui, Radek Stepanek (n. 44 ATP). Con il forfait di Janko Tipsarevic il pronostico indicava come favorita la squadra ospite. E così è stato, nonostante il numero due del mondo Novak Djokovic avrebbe poi vinto entrambi i suoi match di singolare contro Stepanek (75 61 64) prima e Tomas Berdych (n. 7 ATP) poi.

In maniera analoga (tre set a zero) si sono comportati i due tennisti cechi contro l’inesperto Dusan Lajovic (n. 117 ATP). Il punto decisivo dunque è venuto dal doppio del sabato. La sfida non ha avuto storia con la collaudata coppia Berdych/Stepanek facilmente vittoriosa (62 64 76) su Ilija Bozoljac e Nenad Zimonjic.

Nell’ultimo giorno della finale di Coppa Davis la Repubblica Ceca si è presentata sul cemento della Kombank Arena di Belgrado in vantaggio 2-1. Berdych poteva giocare più rilassato contro Djokovic. Lo spilungone finalista a Wimbledon 2010 ha retto i primi due set (persi 64 76) prima di mollare il terzo 62.

Sul due pari restava la sfida (squilibrata per esperienza) tra il giovane Lajovic e il veterano Stepanek. L’inizio è da shock. Errori grossolani del ceco e break del serbo. È solo un bagliore paglia. La Serbia ci crede ma la storia andrà diversamente. Radek mette in riga l’acerbo avversario lasciandogli la miseria di cinque game (63 61 61) e conquistando così la Coppa Davis.

Unica nota stonata, il pubblico “calcistico” di Belgrado. Molto poco corretto e capace di fischiare e urlare perfino mentre i tennisti cechi servivano. Nell’ultima giornata sarebbe servita qualche decisa azione da parte dell’arbitro, che al contrario si è limitato a richiamare la bolgia senza prendere alcun provvedimento sanzionatorio.

Belgrado, il tifo serbo della Kombank Arena © Paul Zimmer/Srdjan Stevanov
Novak Djokovic © Paul Zimmer/Srdjan Stevanov
Dusan Lajovic © Paul Zimmer/Srdjan Stevanov
Radek Stepanek © Paul Zimmer/Srdjan Stevanov
La gioia di Radek Stepanek © Paul Zimmer/Srdjan Stevanov
La Repubblica Ceca conquista la Coppa Davis 2013 © Paul Zimmer/Srdjan Stevanov

sabato 16 novembre 2013

Combat Tennis

I migliori colpi del China Open 2013 con sottofondo canzoni di Nirvana, Guns n’ Roses, Metallica, Bruce Springsteen, System of a Down.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Passanti incrociati e assoli di Fender Stratocaster. Risposte vincenti e versi graffianti. Per niente amante dei cambi di campo “musicati”, di tutt’altra opinione sono per i servizi televisivi realizzati con gli highlight dei tornei del circuito senza commento. Con le sole esclamazioni del pubblico, le parole in lingua originale dell’arbitro e di sotto fondo canzoni. Non tutte s’intende.

Questa mattina appena svegliato, zappando per vedere a che ora cominciasse il match di doppio della finale di Coppa Davis tra Serbia e Repubblica Ceca, sul canale SuperTennis mi sono imbattuto in un lungo servizio sul China Open di Bejing.

Che dire, aprire gli occhi con  le bordate del Djoker sotto le rabbiose note di Smells like Teen Spirit dei Nirvana è stata una doccia di pura adrenalina.

E come se ciò non fosse già abbastanza, subito dopo ho potuto assistere agli spettacolari colpi della sfida finita al 3° set tra il numero 1 del mondo Rafael Nadal e l’italiano Fabio Fognini al ritmo di Estranged dei Guns n’ Roses. È stato poi il turno dell’accoppiata Tomas Berdych/Bruce Springsteen quindi la possente No Remorse (Metallica) per la sfida tra il francese Richard Gasquet e lo spagnolo David Ferrer.

Grazie SuperTennis, ancora ancora!

giovedì 14 novembre 2013

Fabio Fazio Not Open Andre Agassi

Andre Agassi a Che tempo che fa
Intervistato da Fabio Fazio alla trasmissione Che tempo che fa, l’ex-numero 1 del mondo di tennis Andre Agassi ha trovato un “avversario” più farinoso della terra battuta bagnata.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotorepporter – web writer


Colpi anticipati. Rapidità di gioco. Riflessi non comuni. Da trionfatore di Wimbledon a una crisi di risultati che lo portarono a scivolare oltre la 100° posizione ATP. Poi il ritorno deciso, la risurrezione e l’ingresso tra i veri immortali del tennis, vincendo e segnando un’epoca di sfide con il connazionale Pete Sampras. Il suo nome è Andre Agassi, nato per stupire.

Open
Con un bottino di 60 tornei di cui 8 prove del Grande Slam, l’ex-punk di Las Vegas dà l’addio al tennis giocato nel 2006 dopo la sconfitta al 3° turno contro il tedesco Benjamin Becker agli US Open. Tre anni dopo esce la sua autobiografia Open, tradotta e pubblicata in italiano nel 2011 da Einaudi.

Del libro ha fatto molto scalpore l’ammissione di uso di metanfetamine e la positività a un test antidoping nel 1997 su cui mentì all’ATP. Il giocatore americano non venne squalificato il che per certi versi non sorprende visto che il tennis non è certo uno sport famoso e ligio per i controlli.

Al sette volte vincitore del Tour de France, il ciclista americano Lance Armstrong, furono annullati tutti gli allori ottenuti nel periodo in cui è stato dichiarato colpevole di uso di sostanza illecite. Ancora peggio è andata alla connazionale velocista Marion Jones che pagò le sue “iniezioni” non solo con la perdita delle medaglie olimpiche ma scontando anche sei mesi di prigione.

Domenica 10 novembre Agassi è tornato sotto i riflettori italiani (Rai) invitato alla trasmissione Che tempo che fa. La conduzione di Fabio Fazio però è stata floscia. Quasi nauseabondo nel modo di vezzeggiare i personaggi in sintonia con le proprie idee o comunque di cui ha stima, più sprezzante e decisamente giornalista scafato con chi viene da altre scuole di pensiero.

L’ultimo caso appunto, Andre Agassi. Sebbene non sorpreso neanche un po' per le ragioni appena spiegate, è stato comunque sgradevole assistere alla totale assenza di domande sulla questione doping. Ha fatto bene il conduttore a soffermarsi sull’impegno del tennista nella creazioni di Centri e Fondazioni ma ha bypassato del tutto la questione più spinosa solo per farlo risplendere.

Sarò nostalgico ma credo che l'esperto Rino Tommasi si sarebbe comportato in modo diverso. 

Fabio Fazio intervista Andre Agassi a Che tempo che fa

martedì 12 novembre 2013

Djokovic e Nadal, una poltrona per due

Londra, ATP World Tour Finals - Novak Djokovic e Rafael Nadal
Il vincitore dell’ATP World Tour Finals è stato uno ma i migliori sono due. Rafael Nadal e Novak Djokovic, dominatori del tennis mondiale 2013.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotorepporter – web writer

Sempre e solo loro. Rafael Nadal e Novak Djokovic, indiscussi dominatori della stagione tennistica 2013. Due vittorie Slam (Roland Garros e US Open) su altrettante finali per lo spagnolo numero 1 del mondo.Un successo (Australian Open) e due finali perse (Wimbledon e US Open) per il serbo. Chi se non loro due potevano arrivare in fondo all’ATP World Tour Finals 2013?

Alla finalissima della O2 Arena di Londra si sono presentati in modo molto simile. Entrambi hanno vinto 4 match su 4, con un leggero vantaggio di Nadal che ha ceduto un solo set nel secondo match disputato contro il ceco Berdych. Tre invece i set lasciati per strada da Nole, uno ciascuno nelle partite del girone eliminatorio contro Del Potro, Federer e Gasquet.

In semifinale poi hanno vinto entrambi in due set contro tennisti elvetici. L'otto volte campione del Roland Garros ha superato l’epico rivale Roger Federer 75 63, mentre il Djoker ha avuto la meglio su Stanislav Wawrinka con un doppio 63.

La finale l’ha vinta per il secondo anno consecutivo Novak Djokovic, spazzando via Rafael Nadal con un perentorio 63 64, mai trionfatore quest'ultimo all'appuntamento di fine anno e anzi, alla seconda finale perduta dopo quella del 2010 contro Roger Federer. Il numero 1 del mondo per la classifica ATP 2013 comunque resta lui.

Con la sola eccezione del campione di Wimbledon, lo scozzese Andy Murray, alla 44° edizione del Masters (Londra, 4-11 novembre 2013) i migliori c’erano tutti.

I migliori già, forse una parola abusata in questo tennis maschile perché se Roger è ormai già il Campione del passato e Andy, a dispetto di due Slam conquistati più svariate finali, non ha ancora quella continuità degl’Immortali, gli unici attuali Migliori sono solo loro due: Rafa e Novak.

Non sarebbe sportivo auspicare un calo di questi incredibili atleti per sperare in qualche novità per il 2014 ma certo è che all’orizzonte, ravvicinato e lontano, non si vedono spara-bolidi o novelli artisti capaci di mettere in discussione la leadership alternante di Rafael Nadal e Novak Djokovic.

Novak Djokovic e Rafael Nadal, i numeri 1 del mondo del tennis maschile.

lunedì 4 novembre 2013

Italia Fed Cup: vittoria si, grande impresa no

Sara Errani e Flavia Pennetta festeggiano la conquista della Fed Cup © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Brindare ai successi, si. Esaltarli in modo esasperato, no. Fed Cup inclusa. La finale disputatasi tra l'Italia e le poco più che dilettanti di Russia era al limite del giocabile.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Una vittoria netta (4-0) dell’Italia sulle riserve delle riserve delle riserve delle riserve della Russia nella finale di Fed Cup 2013 val bene la soddisfazione per la conquista del trofeo ma chiamare questo successo “grande impresa” come hanno fatto molti media (evidentemente molto preparate in materia), è a dir poco ridicolo. 

Che la squadra femminile di Fed Cup sia un ottimo gruppo è insindacabile. Che Sara Errani, Roberta Vinci, Flavia Pennetta, Karin Knapp, le altre colleghe e il capitano Corrado Barazzutti meritino la massima considerazione sportiva, è ancor meno discutibile. Ma nella loro bacheca, la conquista della Fed Cup 2013 non può certo essere annoverata come chissà quale trionfo.

Il cammino dell’Italia nella 51° edizione della "Coppa Davis femminile" per nazioni, la Fed Cup, poteva risultare più che proibitivo fin dal 1° turno. Ma invece dei fenomeni e pluri-campionesse Venus e Serena Williams, sulla terra rossa di Rimini le due singolariste Sara Errani e Roberta Vinci hanno affrontato le non certo impossibili Jamie Hampton e Varvara Lepchenko, attualmente n. 28 e 53 della classifica Wta.

Ciò nonostante si è arrivati al 2-2 ed è stato il doppio a decidere l’esito della sfida. In semifinale c’era la Repubblica Ceca, ancora in casa. A Palermo. Errani e Vinci in singolare. Sebbene i nomi fossero più altisonanti, la squadra campione uscente del biennio 2011-12 era palesemente lontana dagli splendori passati. In particolare con la loro prima giocatrice, quella Petra Kvitova regina di Wimbledon 2011, capace di sussulti ma poca sostanza e in evidente calo fisico e psicologico.

Brava l’Italia ad approfittarne ma l’ostacolo non era per nulla insormontabile, anzi. Infine l’epilogo a Cagliari, con la finale disputata contro acerbe dilettanti, la diciottenne Irina Chromacheva, e tenniste di scarso livello: Aleksandra Panova Alisa Kleybanova. Una finale vinta dopo un primo match al limite della follia dove il divario di 100 e più posizioni tra Vinci e Panova sembrava essersi azzerato.

In tutto questo, la telecronaca su Rai Sport 1 è stata palesemente di parte e sarebbe ora che il giornalismo avesse la meglio sul tifo. A giustificare l’inizio spaventoso della numero 14 del mondo poi, il fatto che Alexandra avesse giocato di più sulla terra rossa rispetto a Roberta, dimenticando il fatto che una giocatrice numero 1 del mondo di doppio e alle soglie del top ten in singolare, qual è Roberta, dovrebbe essere in grado di demolire qualsiasi numero 140 del mondo, dolori o non dolori.

Per grinta, statura e visione tattica, Sara Errani ricorda la spagnola Arantxa Sanchez Vicario. A dispetto delle valchirie dell’epoca (Graff, Seles, Navratilova), la minuta tennista catalana riuscì a conquistare 4 prove del Grande Slam. Per le giocatrici come lei oggi la vita è molto più dura. Il fisico impone leggi ferree e Sara Errani è una felice anomalia nel tennis mondiale.

Lei e Roberta Vinci hanno scritto la storia del tennis italiano portando la specialità del doppio a livelli e popolarità che probabilmente non si vedeva dai tempi della coppia Pietrangeli/Sirola.

Ma chiunque conosca il tennis, sa bene che un successo in Davis/Fed Cup non è lontanamente paragonabile a un’affermazione nelle prove del Grande Slam. I campioni la snobbano o addirittura la giocano senza chissà quale impegno, al contrario dei medi giocatori che fanno del torneo a squadre l’apice di una modesta carriera. Non di meno la sportività del tifo tennistico scompare in favore di una bolgia calcistica, nel senso più dispregiativo del termine.

Uno dei casi più emblematici fu la finale di Davis 1991 dove i favoriti Stati Uniti vennero annichiliti dalla Francia. I già affermati Andrè Agassi e Pete Sampras subirono il tifo forsennato del pubblico di Lione che spinse i propri moschettieri Guy Forget ed Henry Leconte a un impensabile trionfo. La storia racconterà poi che i due tennisti transalpini insieme collezionarono appena una finale Slam (Roland Garros 1988 da parte di Leconte), mentre i due yankee rispettivamente s’imposero 7 e 14 volte (quest’ultimo record indiscusso, battuto solo dalle recenti performance di Roger Federer).

Congratulazioni Italia per la 4° Fed Cup. Per le vere grandi imprese però ci rivediamo sui campi che contano contro Williams, Azarenka, Li Na, Sharapova e le altre potenze del tennis mondiale.

Roberta Vinci © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Aleksandra Panova © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Sara Errani © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Irina Chromacheva © Paul Zimmer/Ray Giubilo
Cagliari, il trionfo dell'Italia nella Fed Cup 2013 © Paul Zimmer/Ray Giubilo