martedì 31 dicembre 2013

La moda del Champion coach

Stefan Edberg e Roger Federer
Coach o marketing? Dopo i ritorni nel circuito ATP di Lendl, Bruguera e Chang, è arrivato il momento di Edberg al fianco di Federer e Becker con Djokovic.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

I grandi del passato al fianco dei grandi del presente. Scelta professionale ponderata o mero marketing d’immagine? La stagione 2014 è iniziata con i fuochi d’artificio dei nuovi allenatori. Dopo il ritorno di Ivan Lendl nel mondo del tennis a inizio 2012 come allenatore dello scorzzese Andy Murray, nel giro di pochi mesi il circuito ATP ha visto risorgere altri grandissimi della racchetta passando dagli applausi del Champions Tour ai riflettori del Circuito ATP vero e proprio.

A dare il via a questo trend nel 2013 è stata la russa Maria Sharapova che assume la leggenda Jimmy Connors. La loro collaborazione però dura il tempo di una partita, o meglio una sconfitta a Cincinnati. Masha perde, by bye Jimbo.

L’autunno porta consiglio e il francese Richard Gasquet (n. 9 del mondo) fa la sua mossa, assoldando il due volte vincitore del Roland Garros, lo spagnolo Sergi Bruguera. Passano pochissime settimane ed ecco un nuovo grande nome. Il cino-americano Michael Chang, il più giovane vincitore della Coppa dei Moschettieri conquistata nel 1989 all’età di 17 anni e 3 mesi, diventa il mental coach del giapponese Kei Nishikori (n. 17 ATP).

Ma queste non sono che briciole se si considera quello che succederà di lì a poco. A ridosso del natale la prima bomba: al team del numero 2 del mondo Novak Djokovic si aggrega il tre volte vincitore di Wimbledon, il tedesco Boris Becker. Tempo pochi giorni e arriva la seconda notizia da capogiro. A fianco del campionissimo svizzero Roger Federer ci sarà anche lo svedese Stefan Edberg, ex-numero 1 del mondo.

Lendl, Edberg e Becker si sono contesi la corona del tennis mondiale nella seconda metà degli anni Ottanta fino ai primissimi Novanta, dopodiché iniziò il predominio yankee dei vari Courier, Agassi e Sampras.

L’ex-Ivan il terribile è un allenatore a tempo pieno. Ha cominciato ad allenare Andy quando lo scozzese era ancora materia modificabile. Campione si, ma mai vincente nei tornei decisivi. Sotto la sua guida Murray ha conquistato US Open, Olimpiadi di Londra e Wimbledon. Al tennista di Sua Maestà mancava qualcosa soprattutto dal punto di vista mentale. Lendl gliel’ha dato. Sarà così anche per le coppie Nole-Boris e Roger-Stefan? Dubito.

Federer ha 32 anni. Ha conquistato 77 titoli di cui 17 prove del Grande Slam suddivise in 4 Australian Open, 1 Roland Garros, 7 Wimbledon e 5 US Open. È uno dei rarissimi giocatori capaci di colpire (bene, molto bene) in ogni parte del campo, rete inclusa. Che cosa dunque potrà offrirgli Stefan?

Poco o niente. Lo svizzero è alle ultime cartucce di una carriera straordinaria. Ha espresso un tennis elegante erede di un’altra epoca ormai estinta. I suoi attuali antagonisti (Djokovic e Nadal su tutti) non hanno minimamente la sua classe. È anche un gentleman del campo. Negli ultimi dieci anni si è aggiudicato nove volte lo “Stefan Edberg Sportsmanship Award”, il premio per la lealtà sportiva intitolato proprio al tennista svedese, ultimo grande interprete del serve & volley.

E il Djoker? Mentalmente e da fondocampo Novak ha poco da imparare. Certo, c'è sempre da imparare ma Nole è un tennista bello che fatto, e le qualità di Boris al volo non so quanto possano interessare il sebro visto che il tennis ormai è sempre più potenza e lui ne è un indiscusso alfiere. Un campione di razza come Becker ha sempre da insegnare, ma l'operazione sa più d'immagine che non di fatti concreti.

A questo punto manca solo un grande ritorno, quello dell'iroso John McEnroe. Si facciano avanti i pretendenti. Io voto per il funambolico ucraino Alexandr Dolgopolov. Talento cristallino ma scarsi risultati

il campione tedesco Boris Becker ad Abu Dhabi
Andy Murray sotto la guida di Ivan Lendl

lunedì 30 dicembre 2013

Vika la tartaruga ninja


La numero 2 del mondo Victoria Azarenka ha le idee chiare per il 2014. Essere implacabile come un ninja, e simpatica come una "certa tartaruga". Non esagerare con la pizza. Saluti dal Brisbane International.

venerdì 27 dicembre 2013

Chennai Tennis Open 2014


Non solo Australia e Qatar. A dare il via alla nuova stagione tennistica maschile c’è anche il torneo ATP 250 Aircel Chennai Open (30 dicembre – 5 gennaio).

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

India on hard court.  Nel circuito ATP l’inizio del mese di gennaio fa da sempre apripista alla prima prova del Grande Slam, gli Australian Open. Ai “classici” tornei disputati tra Australia e Nuova Zelanda, nell’ultimo ventennio si sono aggiunti altri due colleghi stanziati a Doha, in Qatar, e a Chennai, in India, nello stato del Tamil Nadu.

La XIX edizione dell’Aircel Chennai Open è pronta a partire. Al cancelletto di partenza, la testa di serie numero uno, lo svizzero Stanislas Wawrinka (n. 8 ATP), già trionfatore qui sul cemento dello SDAT Tennis Stadium di Chennai nel 2011 quando in finale superò il belga Xavier Matisse 76 46 61.

Il tennista elvetico, uno dei pochi a colpire (bene) di rovescio a una mano, è reduce da un’ottima annata chiusa con la semifinale all’ATP World Tour Finals. Alla 02 Arena londinese dopo la sconfitta iniziale contro il numero 1 del mondo, lo spagnolo Rafael Nadal, si è guadagnato il passaggio del turno sconfiggendo prima Ferrer e poi Berdych. Si è quindi arreso al futuro vincitore, il serbo Novak Djokovic.

Seconda e terza testa di serie del Chennai Open, il russo Mikhail Youzhny e l’italiano Fabio Foggnini. Entrambi i tennisti vengono da una stagione positiva avendo conquistato due tornei ciascuno. Il primo sulla terra svizzera di Gstaad e sul cemento di Valencia; il secondo sulla terra battuta tedesca di Stoccarda e Amburgo. Non ci sarà invece il campione uscente, il serbo Janko Tipsarevic, ancora fermo per infortunio.

La prima edizione dell’Aircel Chennai Open si disputò nel 1996 e la vittoria fu interamente svedese. In singolare s’impose Thomas Enqvist, mentre in doppio la coppia formata da Jonas Björkman e Nicklas Kulti.

Nel corso delle 18 edizioni fin qua disputate del torneo indiano, tra i nomi dell’albo d’0ro spiccano quelli degli ex-numero 1 del mondo Rafter e Moya. L’attaccante australiano Patrick Rafter, due volte (97-98) vincitore degli US Open, s’impose al Chennai Open nel 1998. Lo spagnolo Carlos Moya invece, re di Parigi nel 1998, nel biennio 2004-05, entrambe le volte in finale contro il tailandese Paradorn Srichaphan e sempre chiudendo 76 al terzo e decisivo set.

Aircel Chennai Open - Janko Tipsarevic
Fabio Fognini
Aircel Chennai Open - Stanislas Wawrinka

lunedì 23 dicembre 2013

Rafael Nadal alla conquista del Qatar

Lo spagnolo Nadal (a sx) alla conquista del Qatar Open 2014
Alla 22° edizione del Qatar ExxonMobil Open scendono in campo lo spagnolo Rafael Nadal (n. 1 ATP), il connazionale David Ferrer e lo scozzese Andy Murray.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Trovare un torneo di tennis nel cui albo d’oro non vi sia uno dei due leader maximi del circuito ATP, lo spagnolo Rafael Nadal e il serbo Novak Djokovic (divisi solo dai punti ma alla pari nei fatti), è un’impresa davvero ardua. Una delle poche eccezioni è il Qatar ExxonMobil Open dove né l’otto volte campione del Roland Garros né il quattro volte vincitore degli Australian Open hanno mai lasciato il segno.

L’edizione 2014 del torneo disputato nell’Emirato Arabo potrebbe però cambiare questa anomala tradizione. La testa di serie numero 1 del torneo infatti è proprio lui, lo spagnolo Rafael Nadal, che comincerà la stagione 2014 sul cemento outdoor del Khalifa International Tennis and Squash Complex di Doha.

A contendergli il primo titolo stagionale non ci sarà il Djoker né l’eterno rivale Roger Federer, impegnato quest’ultimo sul cemento australiano del Brisbane International. A sfidare lo spagnolo sotto il sole del Qatar ci saranno il connazionale David Ferrer numero 3 del mondo, il trionfatore di Wimbledon 2013, lo scozzese Andy Murray, qui vincitore due volte nel biennio 2009-10 e il campione uscente, il francese Richard Gasquet.

Molto più staccato dai big ma sempre pericoloso, il tennista ucraino Alexandr Dolgopolov, anch’esso nel tabellone principale del Qatar ExxonMobil Open. A ridosso della top ten a inizio 2012, il venticinquenne di Kiev è scivolato in una crisi di risultati senza più alcun acuto e oggi langue in una modesta 57° posizione. Sarà per lui l’anno della svolta? La storia ricomincia dal Qatar.

Una volta disputata la XXII edizione del Qatar ExxonMobil Open, torneo ATP World Tour 250 Series, il grande tennis tornerà nel medesimo impianto per il torneo femminile Qatar Total Open (10-16 febbraio 2014). La bielorussa Victoria Azarenka, dopo i successi nel 2011 e 2012 (rispettivamente in finale contro l’australiana Samantah Stosur e l’americana Serena Williams), è a caccia del tris.

Qatar Total Open, Victoria Azarenka

martedì 17 dicembre 2013

La campagna d’Australia di Roger Federer

il tennista svizzero Roger Federer © Getty Images
Sul cemento indoor del Brisbane International comincia il 2014 dell’ex-numero 1, Roger Federer. Tra le donne riparte subito la sfida Williams vs. Azarenka.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Potrebbe essere la sua ultima stagione. Potrebbe essere la sua ultima grande stagione. Roger Federer comincia la sua campagna d’Australia sul cemento indoor del torneo ATP 250 Brisbane International. Dopo dieci anni di gloria, tornei e prove del Grande Slam conquistate, l’ex-numero 1 del mondo ha vissuto la sua prima stagione low profile. Nel 2013 infatti non è stato capace di raggiungere nemmeno una finale Slam e si è aggiudicato un solo torneo, sull’erba tedesca di Halle.

Il trentaduenne elvetico, oggi numero 6 del mondo, ricomincia dunque dal Brisbane International (29 dicembre 2013 – 5 gennaio 2014) dove sarà la testa di serie n. 1. Un torneo ideale per trovare la forma e presentarsi al massimo all'appuntamento della 102° edizione degli Australian Open (13-26 gennaio), prima prova del Grande Slam che Roger ha già conquistato in quattro occasioni: nel 2004 contro Marat Safin (76 64 62), nel biennio 2006-07 rispettivamente contro il cipriota Marcos Baghdatis (57 75 60 62) e il cileno Fernando González (76 64 64), infine nel 2010 piegò la resistenza del rampante britannico Andy Murray 63 64 76.

E proprio quest’ultimo, due volte (consecutivo) campione uscente del Brisbane Int, non ci sarà ai blocchi di partenza per difendere il titolo. Insieme a Federer invece si presenteranno il francese Gilles Simon (n. 19 ATP), il bulgaro Grigor Dimitrov (21), il francese Gael Monfils (31), il croato Marin Cilic, il giapponese Kei Nishikori, da questa stagione supportato dal mental coach Michael Chang, e l’idolo di casa, l’ex-numero 1 del mondo, l’australiano Lleyton Hewitt (60).

Molto più agguerrito il tabellone femminile di Brisbane che vedrà scendere in campo sei delle prime dieci giocatrici del ranking WTA a cominciare dall’indiscussa numero 1 del mondo, l’americana Serena Williams, vincitrice della passata edizione. Prima avversaria a contenderle il titolo, ovviamente lei. La numero 2, la bielorussa Victoria Azarenka, trionfatrice qui a Brisbane nel 2009

A dar battaglia alle prime due giocatrici del mondo ci saranno anche la russa Maria Sharapova (4), la serba Jelena Jankovic (8), la tedesca Angelique Kerber (9) e la sempre temibile danese Caroline Wozniacki (10).

da sx: L. Hewitt, R. Federer, S. Williams e V. Azarenka
la bielorussa Victoria Azarenka
la russa Maria Sharapova
il Queensland Tennis Centre di Brisbane (Australia)

venerdì 13 dicembre 2013

... e altre TRE finali perse da Chang

Roland Garros 1995, Michael Chang (sx) s'inchina a Thomas Muster
La Gazzetta dello Sport dimentica che l’ex-n.2 del mondo Michael Chang perse contro l'austriaco Thomas Muster anche una finale del Roland Garros.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

L’apoteosi alla sua seconda partecipazione nel 1989, poi nessun'altra affermazione al Roland Garros. Michael Chang subì molte eliminazioni precoci ma disputò anche una seconda finale di cui la Gazzetta della Sport s’è dimenticata nell’articolo Nikishori sceglie Chang come mental coach.

Qualsiasi appassionato di tennis nato entro la fine degli anni Settanta non può non aver visto/vissuto in diretta (o differita) l’epica partita degli Ottavi di finale del Roland Garros ’89 tra il poco conosciuto Michael Chang e l’indiscusso numero 1 del mondo, Ivan Lendl. Fino a quel momento Chang aveva vinto un solo torneo, sul sintetico di San Francisco l’anno prima.

Sotto due set a zero contro il campionissimo cecoslovacco (poi naturalizzato statunitense), il cino-americano rimontò tra crampi, banane e colpi/gesti a effetto. Chang proseguì la sua marcia trionfale a Parigi conquistando la Coppa dei Moschettieri alla giovanissima età di 17 anni e 3 mesi, record a oggi imbattuto.

Di lì in poi avrebbe disputato altre 56 finali, vincendone 32 e nel 1996 avrebbe raggiunto perfino la 2° posizione ATP. Un’impresa che ha del notevole considerato che Michael non aveva né la stazza, né la battuta né la potenza dei vari Courier, Becker, Sampras, Ivanisevic e Agassi.

Ma aldilà delle vittorie o della stessa posizione in classifica, per diventare un immortale nel tennis bisogna vincere una prova del Grande Slam. Tenniste come la serba Jelena Jankovic o la russa Dinara Safina pur essendo state al vertice della classifica WTA non si sono mai imposte in nessuno dei Fab Four.

Chang da questo punto di vista era al sicuro. Il Roland Garros lo aveva vinto, e per di più da perfetto outsider. In questi giorni si è tornati a parlare di lui poiché assunto dall’attuale numero 17 ATP, il giapponese Kei Nishikori, nelle vesti di "mental coach". Scelta più che mai azzeccata.

l'articolo errato
I media hanno ovviamente riportato la notizia. Fra di essi la Gazzetta dello Sport, con un articolo a pag. 39 dell’edizione di giovedì 12 dicembre 2013. Il celebre quotidiano sportivo italiano però ha commesso un macroscopico errore. Nella seconda colonna infatti, riporta: “l’ex-giocatore americano che vanta 176 partite giocate negli Slam (e altre due finali perse, agli Australian Open e agli US Open del 1996)…”.

A Melbourne in effetti Chang s’inchinò al tedesco Boris Becker che lo sconfisse per 62 64 26 62 mentre a New York fu Pete Sampras a negargli una seconda gioia Slam, piegandolo 61 64 76. I dati dunque sembrerebbero corretti se non fosse che Michael Chang disputò una quarta finale in un torneo de Grande Slam. L’anno prima, e sulla terra rossa.

l'articolo errato della Gazzetta
Da quella prima impensabile cavalcata parigina Chang non è più stato capace di ripetersi. Nel 1990 e nel 1991 esce ai Quarti di finale sconfitto rispettivamente da Agassi in quattro set e da Becker in tre. Nel triennio successivo gli va decisamente peggio. Nel ’92 esce al 3° turno per mano dello svedese Niklas Kulti che lo trascina al quinto set superandolo 86.

Testa di serie n. 8, nel ’93 esce addirittura al 2° turno per mano tedesca di Bernd Karbacher che lo rimanda a casa col punteggio di 16 63 64 62. Nel 1994 infine, ancora una prematura uscita (3° turno) dal torneo. Il suo giustiziere questa volta è il peruviano Jaime Yzaga che lo supera 62 63 57 16 75.

E arriviamo al 1995. Chang è la sesta testa di serie. Al 1° turno liquida agevolmente l’italiano Diego Nargiso 63 64 61. Più ostico il 2° turno contro il ceco Daniel Vacek sul quale s’impone in quattro combattuti set: 63 57 64 64. Terzo turno nettamente più agevole. Lo spagnolo Tomás Carbonell racimola appena otto game e Chang s’impone 61 62 75.

Si arriva così agli ottavi di finale dove ad attenderlo c’è un brutto cliente, il tedesco Michael Stich, signore di Wimbledon 1991 ma capace di esprimersi alla grande su ogni superficie, terra rossa inclusa (l’anno successivo sarà finalista proprio qui, a Parigi, sconfitto dal russo Evgenij Kafelnikov).

Stich vince il primo set nettamente 61 ma Chang trova subito le contromosse e per il campione teutonico si fa notte fonda. Un’oscurità con appena cinque flebili bagliori. Chang vince i tre successivi set 60 62 63 e approda ai Quarti dove la pratica è archiviata in velocità: 75 60 61 al rumeno Adrian Voinea.

E ora si fa sul serio. In semifinale c’è un certo Sergi Bruguera (l’attuale allenatore del francese Gasquet), da due anni dominatore del Roland Garros e dunque con un filotto di 19 match consecutivi vinti. Casca male però il tennista spagnolo. Chang vince in tre set 64 76 76. Ad attenderlo in finale trova il temibile terraiolo Thomas Muster.

Nel 1995 il tennista austriaco di Leibnitz ha già vinto cinque tornei sull’amata terra battuta. Ha cominciato a Città del Messico (finale su Meligeni). Ha proseguito in Portogallo e Spagna rispettivamente all’Estoril e a Barcellona vincendo prima contro lo spagnolo Albert Costa e poi superando lo svedese Magnus Larsson. Impone la sua legge anche nei tornei rossi per eccellenza: Montecarlo (rimonta a Becker in finale uno svantaggio di due set a zero) e Roma dove vince al quarto su Bruguera.

Il favorito dunque non può che essere lui, Thomas Muster. Il pronostico viene rispettato. L’austriaco supera Chang nettamente in tre set: 75 62 64. Sarà il suo unico successo in una prova del Grande Slam, esattamente come quello del 1989 per il tennista cino-americano. Ma mentre Muster non disputerà altre finali, Chang altre due. Oltre a questa appena perduta, s’intende.

Guarda tutta la finale del Roland Garros '95 tra Michael Chang e Thomas Muster 

il tennista Michael Chang oggi

mercoledì 11 dicembre 2013

Jimmy Connors, l'eroe di New York

US Open 1991 - Jimmy Connors
Agli US Open '91 the hero Connors raggiunse la semifinale a 39 anni. In quell’epica cavalcata fu capace di ribattere 4 smash consecutivi a Paul Haarhuis.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Chi ha visto non può dimenticare. Il tennista americano Jimmy Connors è stato uno dei grandi immortali della racchetta. Numero 1 del mondo, ha sfidato nei loro periodi d’oro Bjorn Borg e John McEnroe.

Mancino, rovescio bimane, serve & volley, personalità e carisma. Questo in sintesi il tennis di Jimmy Connors.

Detiene il record di tornei ATP vinti, 109, otto dei quali prove del Grande Slam: 1 Australian Open (1974), 2 Wimbledon (1974, 1982) e 5 US Open (1974, ’76, ’78 e 1982-83). Nel suo palmares stazionano fieri anche i successi al Masters (1977, finale contro Borg) e in Coppa Davis, in cui trionfò nel 1981.

Gli mancò solo il Roland Garros. Come lui, altri grandi attaccanti fallirono solo l’appuntamento con la "Coppa dei Moschettieri": i connazionali John McEnroe e Pete Sampras, il tedesco Boris Becker, lo svedese Stefan Edberg e di recente, ha centrato tutti fuorché il Roland Garros anche l’attuale n. 2 del mondo, il serbo Novak Djokovic.

Connors giocò 4 semifinali sulla terra di Francia nei bienni ‘79-80 e ’84-85. Nella prima occasione cedette in 4 set al paraguaiano Victor Pecci (57 46 75 36). L’anno successivo s’inchinò al connazionale Vitas Gerulaitis 16 63 76 26 46.  Nel 1984 e nell’85 perse nettamente in tre set contro i due storici rivali McEnroe (57 16 26) e Ivan Lendl (26 36 16).

Jimmy Connors
Curiosità. Chiamatela la maledizione di Connors. Tutti coloro che sconfissero Jimbo in semifinale al Roland Garros, poi persero la finale.

Gli anni intanto passano e nel 1989 vince gli ultimi due tornei, a Tolosa e Tel Aviv. Poi si avvia verso la fine della carriera. Agli US Open del 1991 si presenta nel tabellone principale grazie a una Wild Card e dall’altra parte della rete al 1° turno c’è il fratello di Mac, Patrick McEnroe. Non c’è storia. Il giovane yankee colpisce e va facilmente 2 set a 0.

Inizia la favola. Connors risorge, lo raggiunge (64 62) e chiude al quinto 64. Il pubblico di Flushing Meadow è in visibilio, ma questo non è che l’inizio della favola.

Sotto i colpi mancini di Jimbo cadono l’olandese Michiel Schapers (62 63 62) e la testa di serie n. 10, il ceco Karel Novacek (61 64 63). Agli ottavi di finale un cliente davvero ostico, il connazionale Aaron Krickstein. La sfida è infinita e Connors è da leggenda. Vince recuperando due set a uno: 36 76 16 63 76.

Ai quarti di finale un altro tennista “orange”, Paul Haarhuis. Il pubblico ovviamente è tutto per il vecchio leone. Sotto di un set e di un break, Connors ha la palla del controbreak. Paul batte potente esterno. Jimbo risponde di diritto. L’olandese attacca col rovescio bimane in lungolinea e l’avversario si difende con un pallonetto a una mano.

Connors esplode...
Haarhuis schiaccia incrociato ma Connors è ancora lì e alza ancora, sempre col rovescio a una mano. Paul guadagna qualche metro rispetto al primo smash ma tira sempre nella stessa posizione e Jimbo si difende come sopra.

A questo punto la palla si sposta. Paul indietreggia e calibra questa volta dalla parte destra. Con una corsa a perdifiato Connors colpisce di diritto. Sempre pallonetto ma più profondo.

Haarhuis allora indietreggia oltre la metà campo e tira un 4° smash molto più soft e sempre a destra. Jimbo è lì, e prova a passarlo con un diritto incrociato. L'olandese si allunga con una volee di rovescio e a quel punto come un rapace Jimmy Connors, in trance agonistica, spara in corsa un imprendibile (e leggendario) passante di rovescio lungolinea.

È l’apoteosi. Il pubblico del “prato splendente” newyorkese esplode. Connors esulta come un assatanato davanti alla platea incitandola e incitando se stesso. Il povero Haarhuis è tramortito. Connors vincerà il match 46 76 64 62, raggiungendo così all’età di 39 anni la semifinale degli US Open.

US Open 1991 - QF - Paul Haarhuis vs. Jimmy Connors

US Open 1991 - Haarhuis tira uno dei quattro smash consecutivi contro Connors
US Open 1991 - Jimmy Connors esplode davanti al pubblico

sabato 7 dicembre 2013

L'Australian Open di Edberg e Cash

Australian Open '87, Edberg vs. Cash
Un tennis d’altri tempi, e non solo perché correva l’anno 1987 e la prova del Grande Slam australiana non si giocava sull’attuale cemento gommoso ma sull’erba (sarebbe stata l’ultima edizione).

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

A contendersi l’ambito trofeo della 75° edizione degli Australian Open furono due fantastici giocatori di volo: lo svedese Stefan Edberg e il beniamino di casa, l’aussie Pat Cash.

Nel cammino verso finale, lo svedese, detentore del titolo e testa di serie n. 4, perse un solo set:

  • 2° turno Stefan Edberg vs. John Letts 36 61 60 62
  • 3° turno Stefan Edberg vs. John Frawley 64 63 61
  • 4° turno Stefan Edberg vs. Robert Seguso 61 60 61 
  • QF Stefan Edberg vs. Miloslav Mecir 61 64 64
  • SF Stefan Edberg vs. Wally Masur 62 64 76
Più tumultuoso il cammino dell’australiano, testa di serie n. 11 e fresco vincitore di Wimbledon. In semifinale sconfisse il numero 1 del mondo Ivan Lendl, battuto anche nella suddetta finale londinese.
  • 2° turno Pat Cash vs. Claudio Pistolesi 75 26 76 62
  • 3° turno Pat Cash vs. Ben Testerman 63 67 61 62
  • 4° turno Pat Cash vs. Paul Annacone 64 61 67 16 62
  • QF Pat Cash vs. Yannick Noah 64 62 26 60
  • SF Pat Cash vs. Ivan Lendl 76 57 76 64

E ora la finalissima tra Stefan Edberg e Pat Cash. Una partita finita al 5° set e durata 3 ore e 39 minuti. Vinti i primi due set (63 64), lo svedese subì la rimonta dell'australiano che s'impose 63 75. Chi avrebbe vinto la quinta e decisiva partita?

Le parole servono a poco. Guardate e godete.

Australian Open 1987 - Pat Cash vs. Stefan Edberg

Australian Open 1987 - Pat Cash vs. Stefan Edberg

Australian Open 1987 - Pat Cash vs. Stefan Edberg

Australian Open 1987 - Pat Cash vs. Stefan Edberg

venerdì 6 dicembre 2013

A lezione di tennis da Paperone

Zio Paperone & il Deposito per gioco © Walt Disney
C’è chi si diverte a giocare a tennis colpendo la palla e chi va oltre, dando una vera lezione. Lui è l’arci-pluri-multi miliardario Paperon de’ Paperoni.

di Luca Ferrari

Vi sarà capitato d'imparare dai maestri riconosciuti dalla FIT (Federazione Italiana Tennis). Vi sarete prodigati di ascoltare i motivatori alla Nick Bollettieri. In pochi però si sarebbero un giorno aspettati di poter assistere a un'autentica lezione di tennis da parte di Paperon de’ Paperoni.

Al 2013 le superfici più gettonate sono cemento, indoor vari, terra battuta ed erba. In questo caso il teatro è un celebre Deposito e le palline non sono esattamente quelle gialle che siete abituati a vedere. Ai comandi meccanici di un formidabile sistema di difesa (di sicuro inventato diaArchimede), c’è l’unico e il solo Paperone.

La Banda Bassotti ha tentato l’ennesimo assalto al Deposito ma gli è andata male, e ora arrivano i dolori. Scaraventati in aria, vengono colpiti da una gigantesca racchetta, il tutto con estremo godimento di De’ Paperoni che ammette felice – ah ah, è divertente giocare a tennis –.

Inizia così la storia Zio Paperone & il Deposito per gioco, pubblicato sul fumetto Topolino del 28 gennaio 2003: testo di Manuela Marinato e disegni di Francesco Guerrini. Rapinatori ribattuti al mittente e tanti saluti. Per fortuna il tennis non è uno sport violento, anzi.

Ma guardando con attenzione il colpo inferto da Paperone ai Bassotti, vi ricorda qualcuno in particolare? Un impeccabile diritto di Ivan Lendl, un elegante rovescio del recordman di prove del Grane Slam, lo svizzero Roger Federer o magari una volee dell’asso australiano Pat Cash (vincitore di Wimbledon nel 1987)?

Zio Paperone & il Deposito per gioco © Walt Disney